07/09 2009

frasi top

ahahah sai che ti capisco è diventata la nostra frase top

un’amica che sa *esattamente* di cosa parlo quando parlo, e viceversa

07/09 2009
justbesplendid:

kiss me

justbesplendid:

kiss me

07/09 2009
lalumacahatrecorna:

(via flickflickflicker)
questo è per federica :-)

lalumacahatrecorna:

(via flickflickflicker)

questo è per federica :-)

07/09 2009
07/09 2009
07/09 2009

actually

a volte avrei solo bisogno di un abbraccio e di qualcuno che mi dica che andrà tutto bene (anche se non è vero).
07/08 2009
(via batchiara)

(via batchiara)

07/08 2009

5415.) it was easier to tell you that i was using you for sex than it is to say how much i love you.

(via blogsecret)
07/08 2009

la vita felice in ufficio

ho una collega acida. no, mi correggo, antipatica. no, mi correggo, maleducata.
diciamo un mix di tutto questo, ecco. appena ti mette sulla sua black list (ci siamo quasi tutti, ormai) non ti guarda in faccia neppure quando le parli (di lavoro, si intende).
tu le dici: “xxxxx, ti ho mandato questo pezzo” oppure: “xxxxx, ci sono delle correzioni da fare in questo articolo” e lei non ti guarda in faccia, figuriamoci poi se risponde (e quando lo fa, il tasso di acidità nell’aria è indescrivibile).
ti ignora. come se tu non esistessi. mi ritrovo fogli sulla mia scrivania da correggere, ad esempio, senza che lei mi abbia detto nulla. devo intuirlo.
comportamenti del genere mi causano vera ansia. sapere che devo dire qualcosa a qualcuno che non mi degnerà neppure di uno sguardo. sto accumulando molta rabbia (per ora repressa).
i primi giorni dopo essere stata iscritta ufficialmente nella black list ero calma, mi comportavo come sempre. cordiale, gentile. tutto inutile.
continua a comportarsi da stronza, insomma.
credo che certi atteggiamenti vadano bene nella vita privata, al massimo. lo facevo anni fa con mia sorella quando litigavo furiosamente. ma in un ufficio no. non ci si può comportare in questo modo.

avete anche voi una collega così? come vi comportate?

07/07 2009
C’è una dignità nelle persone, una solitudine; perfino tra marito e moglie c’è un abisso di distanza, che bisognava rispettare, pensò Clarissa, guardandolo mentre apriva la porta, perché a perderla o a toglierla, contro la sua volontà, a nostro marito, perderemmo la nostra indipendenza, il rispetto di noi stessi - qualcosa che è, dopotutto, senza prezzo.

Virginia Woolf, La signora Dalloway (pag. 108) (via frammento)

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