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un’amica che sa *esattamente* di cosa parlo quando parlo, e viceversa
un’amica che sa *esattamente* di cosa parlo quando parlo, e viceversa

(via batchiara)
ho una collega acida. no, mi correggo, antipatica. no, mi correggo, maleducata.
diciamo un mix di tutto questo, ecco. appena ti mette sulla sua black list (ci siamo quasi tutti, ormai) non ti guarda in faccia neppure quando le parli (di lavoro, si intende).
tu le dici: “xxxxx, ti ho mandato questo pezzo” oppure: “xxxxx, ci sono delle correzioni da fare in questo articolo” e lei non ti guarda in faccia, figuriamoci poi se risponde (e quando lo fa, il tasso di acidità nell’aria è indescrivibile).
ti ignora. come se tu non esistessi. mi ritrovo fogli sulla mia scrivania da correggere, ad esempio, senza che lei mi abbia detto nulla. devo intuirlo.
comportamenti del genere mi causano vera ansia. sapere che devo dire qualcosa a qualcuno che non mi degnerà neppure di uno sguardo. sto accumulando molta rabbia (per ora repressa).
i primi giorni dopo essere stata iscritta ufficialmente nella black list ero calma, mi comportavo come sempre. cordiale, gentile. tutto inutile.
continua a comportarsi da stronza, insomma.
credo che certi atteggiamenti vadano bene nella vita privata, al massimo. lo facevo anni fa con mia sorella quando litigavo furiosamente. ma in un ufficio no. non ci si può comportare in questo modo.
avete anche voi una collega così? come vi comportate?
C’è una dignità nelle persone, una solitudine; perfino tra marito e moglie c’è un abisso di distanza, che bisognava rispettare, pensò Clarissa, guardandolo mentre apriva la porta, perché a perderla o a toglierla, contro la sua volontà, a nostro marito, perderemmo la nostra indipendenza, il rispetto di noi stessi - qualcosa che è, dopotutto, senza prezzo.
Virginia Woolf, La signora Dalloway (pag. 108) (via frammento)